CECCANO – Toccante incontro del Vescovo con gli immigrati

“Siamo fortunati ad essere qui: molti di noi, compagni, parenti, genitori, fratelli, figli, sono morti”: così hanno detto alcuni profughi all’inizio di un incontro toccante voluto sabato scorso dal Vescovo di Frosinone Mons. Ambrogio Spreafico nel salone parrocchiale di S. Maria a Fiume a Ceccano, quasi una profetica anticipazione della richiesta di papa Francesco di incontrarsi nei saloni parrocchiali. Storie e drammi a volte poco noti: la ragazza eritrea costretta a fingersi moglie del fratello per non subire violenze in Libia, il ragazzo afgano costretto a viaggiare in un cassone del camion senza poter mai scendere nemmeno per i bisogni corporali, o la donna gambiana che racconta delle violenze subite dalla sua famiglia: tante storie, tanto dolore, tanti drammi, tre lingue, una platea colorata, tante facce insolite per Ceccano, ma molto comuni ormai nelle nostre  strade. Di fronte il vescovo di Frosinone, mons. Ambrogio Spreafico, che ha voluto incontrare nella sala parrocchiale di S. Maria gli ospiti delle case di accoglienza che in queste settimane stanno offrendo il primo rifugio a tanti che vengono dal mare, che scappano da situazioni disperate, dalla guerra, dalla fame, dalla violenza.
La Caritas di Frosinone oggi ospita nelle sue case d’accoglienza  95 rifugiati, provenienti da Mali, Gambia, Nigeria, Senegal, Eritrea, Afganistan, Siria, Costa d’Avorio. L’incontro è stato organizzato per consentire alle comunità ecclesiali di rendersi conto di quanto l’ente faccia per i rifugiati assegnati alla diocesi di Frosinone. La Caritas non si preoccupa soltanto di sfamarli e vestirli ma li inserisce nelle scuole, nelle attività lavorative e anche in quelle sportive.  Tanti volontari delle parrocchie sono stati coinvolti in questi mesi con generosità e amore per consentire a questi amici giunti da lontano di trovare accoglienza.
Nella sala parrocchiale di S. Maria sabato sera c’era il mondo della globalizzazione, il mondo dei profughi, il mondo degli scampati al cimitero d’acqua del Mediterraneo, il mondo di quelli che si sono affidati agli scafisti.
Alla fine dell’incontro il vescovo si è rivolto ai rifugiati: “Avete lasciato il vostro paese per l’l’insopportabilità, la guerra, la povertà, il dolore e la sofferenza vostra e delle vostre famiglie.  Vi accogliamo con affetto  e con amicizia come fece Abramo con i tre uomini che arrivarono alla sua tenda, come racconta il libro della Genesi, il primo della Bibbia. Abramo, il padre dei credenti, come lo chiamano cristiani e musulmani. Invece di avere paura dei tre che si avvicinavano – e nel deserto potevano essere nemici o briganti – Abramo li accoglie: noi abbiamo voluto fare lo stesso con voi, non abbiamo paura di voi, vi accogliamo come amici. In questi ultimi giorni in Italia non sempre c’è stata accoglienza, ma disprezzo e persino violenza. Siamo qui per dirvi  che vi consideriamo degli amici.”
Abramo, ha concluso il Vescovo, quando accoglie i tre stranieri riceve la benedizione di Dio nel figlio che la moglie inaspettatamente riceve in dono; quando uno accoglie un altro con amicizia riceve sempre la benedizione di Dio e chi viene accolto diventa egli stesso una benedizione per chi accoglie. Noi siamo stati una benedizione per voi perché vi abbiamo accolto, ma anche voi siete una benedizione per noi. Avete qui tanti amici, sacerdoti, volontari, che vogliono aiutarvi a vivere insieme a noi, a conoscere il nostro paese, la nostra lingua, il nostro spirito di accoglienza. Benvenuti!

Potrebbero interessarti anche...