CASSINO – Incontro sulle agromafie con Caselli: il resoconto

“Dai campi agli scaffali. Le agromafie vogliono controllare tutti i passaggi della filiera utili alla creazione del valore. Dobbiamo fermarli. Al ministro della giustizia abbiamo consegnato un dossier con le proposte di modifica a nostro avviso necessarie per riformare una legislazione, quella dedicata alla tutela dell’agroalimentare, ormai obsoleta e debole. Anche da Cassino vogliamo ribadire con forza che la legalità è un valore aggiunto, che la legalità è conveniente e che ogni recupero di legalità significa recuperare reddito, toglierlo alle mafie e restituirlo alla società sana e onesta”. Straripante Gian Carlo Caselli nella sua relazione al convegno sulle agromafie promosso dalla Coldiretti, in collaborazione con la Bpc, nell’aula magna dell’università di Cassino. “La criminalità nel settore agroalimentare dilaga. Il fatturato illegale di prodotti contraffatti genera un fatturato doppio rispetto a quello degli autentici prodotti Made in Italy (il primo vale 60 miliardi, il secondo appena la metà ). La mafia impone i prezzi all’origine dei prodotti agricoli, gestisce il caporalato, controlla i serie di facchinaggio e trasporto delle merci e oggi è proprietaria, grazie a prestanome e società di comodo, di negozi, ristoranti, attività commerciali. Pensate che in Italia – dice Caselli – sono almeno 5.000 le attività di ristorazione controllate dalla malavita organizzata. Ricchezza che viene sottratta alla società e all’estero onomastico sana per ingrossare i portafogli dei mafiosi”. Vincenzo Formisano, docente universitario e vicepresidente Bpc, ha evidenziato il ruolo strategico delle banche locali nel presidiare la legalità economica. “SIamo tenuti per legge a verificare e segnalare movimenti sospetti o anomali. Ma non siamo invesigatori. Siamo operatori mossi da buon senso, consapevoli che la legalità è un valore aggiunto e una risorsa – ha detto – per rinforzare la competitività delle nostre imprese”. L’aspetto sul quale sia Caselli che Andrea Baldanza, capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio, si sono particolarmente soffermati è quello relativo alla necessità di corredare i prodotti alimentari di etichette chiare e complete di ogni informazione utile ai consumatori per acquistare in consapevolezza e sicurezza. “Se oggi – ha detto Baldanza – voglio comprare un prodotto tipico di Cassino posso sapere soltanto chi lo ha prodotto e dove è stato prodotto, ma non saprò da dove arriva la materia prima usata per confezionarlo. Per paradosso, se oggi compro una mozzarella di bufala saprò che è stata lavorata a Cassino, ma nessuno è obbligato ad informarmi che magari quella mozzarella è stata ricavata da latte importato dalla Germania! Dobbiamo favorire – e in questa direzione la Regione Lazio farà la sua parte – la introduzione di una etichettatura facoltativa che dia ai consumatori tutte le informazioni utili sul prodotto che sta acquistando e che quindi possa indicare, oltre al luogo di lavorazione, anche la provenienza della materia prima. La Regione, facendo attenzione a non entrare in conflitto con le normative europee che disciplinano il mercato e la concorrenza, può certamente sostenere specifici consorzi territoriali utili – ha annunciato Baldanza – a sostenere la promozione dei prodotti agroalimentari tipici”. Il convegno è stato chiuso da Aldo Mattia, direttore della Coldiretti del Lazio. “Premiare i produttori onesti è la strada maestra per rilanciare la competitività. quando abbiamo promosso i primi mercati di Campagna Amica, dove vendiamo l’autentica Made in Italy, ci prendevano in giro. Oggi i nostri mercati fatturato 1,5 miliardi di euro l’anno. Premiamo i produttori onesti e diamo la possibilità ai consumatori di acquistare prodotti agroalimentari certificati dall’origine al banco vendita. Così, non a chiacchiere, Coldiretti ha scelto di sostenere la legalità”.

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